Numero 2 - Luglio 2011

Editoriale

EDITORIALE

Mentre tutti gli altri paesi occidentali – Europa e Nord America – hanno subito nel 2009 e 2010 una flessione dal 3 al 5 % dell’ammontare giocato, il nostro paese continua, nonostante la crisi economica, ad incrementare la propria quota di reddito spesa nel gioco. Tra gennaio e maggio 2011 la raccolta ha superato i 30 miliardi, con il lancio dei nuovi giochi online ma sopratutto con la crescita delle videolotteries, e a fine anno il mercato varrà attorno ai 78 miliardi, ovvero registrerà una crescita del 27 per cento sul 2010 (61,4 miliardi). Il gettito erariale nei cinque mesi ha sfiorato i 4 miliardi, a fine anno si attesterà tra 8,7 e i 9 miliardi di euro. Sostanzialmente rimarrà fermo agli stessi livelli del 2010, fatto salvo l’incremento dato dalle una tantum prodotte dalle nuove concessioni e prodotti, che potrebbero essere consistenti. Mentre negli altri paesi il gioco più praticato sono le lotterie, in Italia sono i video giochi, tecnicamente chiamati AWP (Amusement With Prize) e VLT (Video Lotteries ), e  lotterie istantanee, meglio conosciute come Gratta e Vinci. 
Tutte le evidenze scientifiche ad oggi disponibili (rif. 1) , concordano nell’affermare che il potenziale additivo dei giochi è dovuto principalmente alla frequenza dell'evento: quanto più breve è il tempo trascorso tra il momento del gioco e la possibilità di effettuare la puntata, tanto maggiore è il rischio; all’intervallo di distribuzione delle vincite: il tempo trascorso tra l'effettuazione della puntata e il risultato. Quanto più breve è l'intervallo, tanto maggiore è il rischio; “le macchine mangiasoldi a pagamento rapido, i gratta e vinci e i giochi da casinò sono spesso considerati tra i più problematici a questo riguardo.”  LIBRO VERDE Sul gioco d'azzardo on-line nel mercato interno COMMISSIONE EUROPEA Bruxelles, 24.3.2011
Siamo in presenza di un mercato che sta crescendo soprattutto grazie a questi giochi, e grazie alla frenetica rincorsa ad aumentare frequenza e opportunità di gioco di qualunque tipologia, e dunque ciò dovrebbe preoccupare chi ha cuore lo stato di salute del paese, non solo economico. Osserviamo con inquietudine l’aumento delle persone in cura ai servizi per le dipendenze – SerT – che pur in assenza di uno specifico mandato nella maggior parte regioni, prendono in carico e curano giocatori patologici e loro familiari. Non sono disponibili misure precise di questo fenomeno per la ben nota ragione che la patologia non è ricompresa nei compiti assistenziali previsti dal SSN, tuttavia solo dal servizio Giocaresponsabile abbiamo inviato ai SerT un migliaio di persone su tremila duecento che hanno contattato il servizio per una consulenza, nel corso di 20 mesi di attività.
Ci sembra quindi doveroso e necessario ribadire che almeno una quota del gettito erariale giochi (0,5 %) dovrebbe essere destinata al potenziamento dei servizi di cura, e non solo usata per tappare i buchi di bilancio, a maggior ragione quando, rispondendo alle interrogazioni parlamentari su quali iniziative il governo metta in campo per fronteggiare le derive patologiche del fenomeno, lo stesso si prende merito di azioni,  che lo stato non finanzia in alcun modo.
Forse è possibile salvare sia l’Italia che gli italiani, trovando un punto di equilibrio tra ordini diversi di esigenze, di bilancio che evidentemente è una priorità, ma anche di riconoscimento di quel lavoro aggiuntivo che molti servizi spontaneamente si sono assunto, senza alcuna gratificazione, anzi correndo il rischio di squilibrare la distribuzione delle poche risorse interne per l’assistenza ai dipendenti da sostanze.
Come ha dichiarato recentemente il sottosegretario On. Cesario, è in preparazione il decreto interdirigenziale previsto dalla legge di stabilità 2011, del Ministero dell'Economia-Aams e del Ministero della Salute volto a prevenire e contrastare fenomeni di ludopatia, , ma non vorremmo che ci si limitasse a definire virtuosi progetti di prevenzione e migliori regole informative e pubblicitarie, dimenticando che i problemi e le patologie da eccessi di gioco sono già una realtà ben evidente e oggetto di intervento da parte dei servizi per le dipendenze, e dunque evitare di riconoscere lo status di malattia da curasi da parte del SSN, forse contiene apparentemente i costi della sanità, ma fa sicuramente lievitare i costi sociali, come ben sanno gli amministratori dei comuni, che devono sempre più spesso occuparsi delle derive economiche e famigliari di concittadini compromessi dagli eccessi di gioco.
Vorremmo quindi che in questo decreto ci fossero precisi e concreti segnali di riconoscimento di questo lavoro, che al momento sembra essere l’unico in grado di contenere le derive patologiche degli eccessi di gioco.

rif. 1 - In questo numero delle news trovate  lavori e  ricerche . di riferimento per il Libro Verde su gambling e mercato
della Commissione Europea