Numero 11 - Settembre 2017

Editoriale

Tutto bene ciò che finisce bene? A giudicare dalle reazioni ufficiali sembrerebbe sì. Tutte le parti istituzionali interessate e coinvolte nella discussione sulla proposta governativa di riordino dei giochi, mostrano soddisfazione per il risultato raggiunto. L’impressione tuttavia è che la soddisfazione riguardi soprattutto il fatto che si è, almeno temporaneamente, posta tregua al contenzioso sui giochi d’azzardo, che da anni vede in contrapposizione gli enti locali e lo stato centrale. L’intesa, infatti, non è direttamente applicabile, ma è un documento meramente programmatico che dovrà essere tradotto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in un apposito decreto ministeriale entro il 31 ottobre.

Sarà tale decreto in definitiva a disciplinare, in maniera puntuale e specifica, le caratteristiche dei locali che possano installare gli apparecchi da intrattenimento, nonché le modalità con le quali Regioni ed Enti locali possano partecipare alla definizione delle regole per la loro installazione.  Nel testo approvato, sono passate, su richiesta delle Regioni due nuove modifiche.

Alla fine del Punto 5) si inserisce il seguente capoverso:

“Le disposizioni specifiche in materia, previste in ogni Regione o provincia autonoma, se prevedono una tutela maggiore, continueranno comunque ad esplicare la loro efficacia. Inoltre, le Regioni e le province autonome, ai fini del contrasto delle patologie afferenti alla dipendenza da gioco d’azzardo, potranno prevedere forme maggiori di tutela per la popolazione”.

 Al Punto 7), al terzo capoverso, dopo le parole: “L’Agenzia delle dogane e dei Monopoli fornirà”, inserire la parola: “gratuitamente”.

Dunque la soddisfazione sta, soprattutto per gli EE.LL. nel veder riconosciuta la propria autonomia decisionale in materia di allocazione e controllo della distribuzione dei giochi d’azzardo, e da parte governativa nell’aver posto alcuni punti fermi nel processo di riduzione e razionalizzazione della offerta di gioco che non poteva essere più procrastinato.

Nel merito dei contenuti dell’accordo ci siamo già espressi ad agosto, quando il sottosegretario Baretta presentò la proposta alla Conferenza Unificata. Chiamare riordino dei giochi una proposta che prende in considerazione unicamente AWP e Vlt e la loro distribuzione territoriale, è forse un po’ eccessivo, ma questa è stata la materia del contendere fin dagli esordi e dunque non poteva finire diversamente. Il documento approvato definisce i requisiti fondamentali per le autorizzazioni che gli enti locali dovranno usare come criteri di regolamentazione. Concede gratuitamente ai comuni, l’accesso ad alcune banche dati gioco dei Monopoli, definisce i criteri di carattere quantitativo generale su base regionale (numero e tipologia degli apparecchi di gioco, nonché numero e tipologia degli esercizi commerciali autorizzati), che dovrebbero dare ai comuni la possibilità di disciplinare numero e distribuzione degli apparecchi, con logiche più rispettose del buon senso e di ciò che di scientifico si conosce dei comportamenti umani. Un solo esempio per chiarire quanto poco fondati  siano i criteri adottati dagli enti locali per la definizione dei luoghi sensibili: se si facesse riferimento alle ricerche scientifiche piuttosto che alle ideologie o alle opinioni, si scoprirebbe che l’affiliazione ad una fede religiosa e l’appartenenza ad una comunità ecclesiale è il più robusto fattore di protezione, sia per i giovani che gli adulti, verso ogni tipo di dipendenza patologica. Dunque i frequentanti le chiese e gli oratori sono i soggetti meno a rischio di tutta la popolazione…….e così si può dire dei cimiteri e di altre brillanti indicazioni che si possono trovare in molte disposizioni emanate da comuni e regioni. La speranza è quindi che nel formulare i piani di revisione e distribuzione delle offerte di gioco, gli amministratori non si avvalgano soltanto della collaborazione di intransigenti proibizionisti politicamente attivi, ma facciano ricorso a quanto la ricerca mette a disposizione per individuare le strategie migliori e più efficaci per ridurre non solo l’offerta di gioco ma anche la domanda. Cosa molto più complessa e difficile ma non impossibile, se si abbandona la retorica politicamente aggressiva e autoreferenziale che ha caratterizzato il confronto, a favore di riflessioni più pacate e orientate alla ricerca di risposte che non potranno mai essere totalmente esaustive, bensì solo parziali ma certamente efficaci .

 Nella seconda parte del documento si elencano delle raccomandazioni che dovrebbero tradursi in misure di riduzione dei rischi e protezione dei giocatori, ma non si precisa né quando né come verranno attuate. Tra queste l’introduzione della tessera sanitaria o altri documenti di identificazione per poter giocare, misura pensata per escludere i minori dall’ accesso alle macchinette, mentre è noto che la fascia giovanile, minori compresi, predilige le scommesse e i gratta e vinci, verso cui non è prevista né pensata alcuna misura di contenimento.

 “Le 265mila macchine da gioco che rimarranno sul mercato verranno convertite tecnologicamente e si potrà accedere al gioco solo inserendo la tessera sanitaria o altre carte”. Lo ha dichiarato a Radio24 il sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta parlando della riforma giochi. “delle oltre 142.600 slot da rottamare,125mila saranno tolte da bar e tabacchi e 17mila dagli esercizi generalisti secondari (alberghi, edicole, ristoranti, stabilimenti balneari) già a partire da quest’anno. In totale in Italia ci saranno 55mila punti gioco: 35mila bar e tabacchi e 18mila altri punti. Il gioco sta calando anche ora, nei primi mesi del 2017, ma questo prescindendo dalla riforma. Non abbiamo ancora fatto una stima precisa, ma alla fine dell'intera operazione, quando avremo dunque ridotto sia il numero di slot che dei punti gioco, penso che si andrà oltre il 10 percento del gettito". Dunque tutta la manovra di riordino si concentra sulla riduzione della offerta di gioco alle macchinette, misura doverosa e necessaria, ma forse non sufficiente ad incidere in modo significativo sulla riduzione del numero di giocatori e sul contenimento delle derive problematiche e patologiche, come dimostrano esperienze e ricerche fatte in altri paesi, molto simili a noi per i comportamenti di gioco, come Australia. In altre pagine della news letter si documentano queste osservazioni con articoli di riviste internazionali.

Nonostante i limiti evidenziati, ci sembra tuttavia un buon segnale di inversione della tendenza che ha caratterizzato dieci anni di espansione incontrollata del mercato dei giochi. Non stiamo qui dunque a recriminare che si sarebbe potuto fare di meglio, cosa ovvia ma buona solo per fare polemica, piuttosto vorremmo che l’adozione di queste disposizioni fosse accompagnata da ricerche in grado di valutarne l’efficacia su alcuni punti: la variazione del numero complessivo dei giocatori alle macchinette, la eventuale riduzione dell’ammontare giocato agli stessi apparecchi, la variazione del numero di giocate complessive, per capire se e come si riduce eventualmente la platea dei giocatori a bassa intensità e se e come varia la quota dei giocatori incalliti. Naturalmente queste sono indicazioni generiche da approfondire e articolare, insieme ad altre ipotesi di studio, per capire se i cambiamenti proposti incidono sui comportamenti di gioco della popolazione e riducono i rischi, onde evitare poi il solito tentativo di affermare che una legge è meglio dell’altra, senza alcuna prova che ne dimostri l’efficacia, male cronico e grave del nostro paese.

Ovviamente qualunque ricerca deve essere progettata ora, prima che i cambiamenti diventino operativi e vanifichino quindi ogni possibile misura di cambiamento, perciò ci auguriamo che le istituzioni centrali e periferiche impegnate nella costruzione del decreto attuativo, evitino esibizioni muscolari di potere a favore di scelte che assicurino la capacità di monitorare e misurare i cambiamenti, anche se non soddisfano le esigenze di tutti.

 

Maurizio Fea