30 marzo 2012 - Supplemento n4

Editoriale
Nei giorni scorsi siamo stati chiamati dalla Commissione Affari Sociali della Camera a portare le osservazioni e i contributi della Federazione sul gioco d'azzardo, oggetto di una indagine parlamentare, le cui conclusioni serviranno ad orientare le politiche specifiche. 
Nella Newsletter trovate il documento depositato agli atti della commissione, che è stata la base della nostra audizione.
Abbiamo ritenuto di privilegiare, in conformità al nostro ruolo di rappresentanza dei professionisti dei servizi dipendenze, la funzione e le attività svolte dai SerD in assenza di normative e discipline specifiche, evidenziando sia ciò che già viene fatto  che ciò che serve per continuare a farlo e per estendere al territorio nazionale l’offerta di trattamenti per il gambling.
Riteniamo altresì importante condividere con i nostri associati, e portare a conoscenza più vasta, la posizione complessiva che la Federazione ha maturato su questo rilevante tema, che ha numerosi risvolti non solo di carattere sanitario, sui quali, forti della nostra esperienza nel settore delle dipendenze e da alcuni anni, anche nello specifico del gioco d’azzardo, possiamo dare chiari ed onesti contributi.
Per troppo tempo il gioco d’azzardo è stato trattato come una questione di carattere economico e fiscale.
Come Federazione di professionisti che si occupano dei comportamenti di salute dei cittadini,  riteniamo che il gioco d’azzardo sia una questione che riguarda almeno quattro dimensioni della vita delle persone:
la salute psicofisica degli individui
le relazioni sociali significative
le ricadute economiche sul paese
il clima culturale nel quale vivere
 
per queste ragioni chiediamo che qualunque provvedimento che i decisori politici vorranno prendere non possano prescindere da questi elementi essenziali:
·         il riconoscimento degli aspetti patologici associati o prodotti dalle forme di gioco compulsivo e la conseguente inclusione del gioco d’azzardo patologico GAP nei livelli essenziali di assistenza (LEA)

·         l’assegnazione di risorse ai Servizi di cura delle dipendenze che pure in assenza di disposizioni in materia, da tempo trattano le molteplici forme della patologia individuale e dei suoi correlati familiari

·         affidare ai Dipartimenti Dipendenze delle ASL  il coordinamento della rete dei servizi pubblici, del privato sociale e del volontariato attivi sul gioco d’azzardo

·         la restituzione alle autonomie locali della competenza programmatoria e decisionale in materia di autorizzazione, allocazione e distribuzione territoriale dei luoghi, spazi e strumenti per il gioco d’azzardo

·         la separazione delle competenze programmatorie e di controllo, da quelle di carattere fiscale ed economico, affidando le prime ad una Agenzia nazionale con articolazioni regionali, con compiti di osservazione e monitoraggio delle quattro dimensioni dell’azzardo indicate in premessa

·         definire anche in accordo con i concessionari una carta etica della pubblicità che abbia come capisaldi i principi di verità e di completezza della informazione su ogni tipo di gioco promosso, e che vincoli la concessione al rispetto del codice etico

·         uniformare l’aliquota fiscale su tutti i tipi di giochi al 20% in modo da recuperare le risorse necessarie a finanziare tutti gli interventi di assistenza sociale e di cura, ed il funzionamento degli organismi preposti al monitoraggio e controllo del fenomeno

·         prevedere una quota proporzionale dell’investimento pubblicitario di impresa da destinare agli interventi di prevenzione, studio e ricerca, coordinati dalla Agenzia nazionale
 
Queste proposte  nascono sia dalla esperienza dei servizi per le dipendenze che dalle specifiche attività che come Federazione abbiamo attivato nel settore del gioco d’azzardo patologico.
L’esperienza dei servizi ci dice che se non si interviene seriamente a sostenere con risorse adeguate il lavoro di questi professionisti, difficilmente questa rete di centri potrà continuare ad occuparsi della cura dei giocatori patologici e delle molte figure significative implicate, in contesti sempre più poveri di risorse, strutture, personale, già ora insufficiente a curare adeguatamente i dipendenti da sostanze.
Impossibile quindi pensare ad ulteriori sviluppi della rete di cura, senza destinare risorse al settore.
Le risorse riteniamo che debbano essere generate dalla fiscalità, ma in modo tale da produrre contestualmente un effetto virtuoso anche sul modo di prelevare, riducendo sia la quota di denaro che ritorna ai vincitori che l’incentivo fiscale alla espansione dei mercati (se aumenti il fatturato riduco il prelievo fiscale, come avviene attualmente per alcuni giochi) che crea effetti perversi su tutto il sistema (pubblicità aggressive, incontrollata proliferazione dei luoghi e modalità di gioco d’azzardo).
In questo modo il contributo alla cura viene dato da chi gioca, da chi opera sul gioco e da chi preleva sugli utili, ovvero Giocatori, Concessionari, Stato, con una azione complessiva di calmieramento senza la quale, tutte le altre azioni di cui si sta discutendo sarebbero sostanzialmente un palliativo.
Analogo ragionamento va fatto per la pubblicità, che non può essere inibita, ma deve essere veritiera, completa, ed economicamente condizionata al sostegno di iniziative di prevenzione di quegli effetti indotti dalla promozione dei suoi prodotti, che pur con tutte le avvertenze, possono comunque produrre danni ai soggetti vulnerabili.
Non è possibile proteggere ogni individuo dalla molte vulnerabilità alle quali siamo esposti, ma è possibile talora mitigarne gli impatti individuali e sociali.
Altrettanto importante riteniamo sia restituire potere di governo alle autonomie locali, dando loro la competenza di programmare e decidere, sulla base di valutazioni complessive di impatto (socialità, sicurezza, economia, ambiente, cultura), le autorizzazioni all’esercizio di tutte le attività legate al gioco d’azzardo.
Preservare il capitale sociale di una comunità è compito e responsabilità di chi governa a livello locale, di questo è chiamato a rispondere dai suoi cittadini, e per questa ragione non può essere esautorato da ambiti decisionali che pesano in modo rilevante nell’impoverire il capitale sociale della collettività e delle famiglie.
Assegnare senza ambiguità e confusioni di compiti e responsabilità, le competenze sul monitoraggio e controllo del gioco d’azzardo nei quattro aspetti declinati in premessa, ci sembra indispensabile per poter avviare delle politiche consapevoli, rigorose, attente allo stato di salute e alla qualità di vita dei cittadini.
Per le ragioni indicate al punto precedente, riteniamo che ci debba essere una Agenzia nazionale con una articolazione regionale della organizzazione che presiederà a questi compiti, sia per l’azione di monitoraggio che necessita di strumenti di osservazione dettagliata, sia per gli effetti di programmazione e decisionali che ad essa conseguono.
 
Il Presidente
Alfio Lucchini
 
Il Responsabile Nazionale Gambling
Maurizio Fea