Conseguenze della ludopatia nella sfera economica e giuridica del giocatore patologico

Conseguenze della ludopatia nella sfera economica e giuridica del giocatore patologico.
 
La ludopatia è un disturbo del comportamento che può avere gravi con seguenze sulla vita sociale, familiare e professionale del soggetto che ne viene colpito. La presente analisi si propone di esaminare alcuni approcci utilizzati per affrontare le problematiche più frequentemente connesse alle situazioni tipicamente vissute dai giocatori patologici, con particolare riguardo alla gestione dei debiti in essere e agli strumenti per arginare il dissesto.
1. Gestione dei debiti 
Per valutare la situazione è necessario analizzare congiuntamente i seguenti aspetti:
ammontare dei debiti;
tipologia del creditore;
situazione patrimoniale e reddituale complessiva del debitore.
Capire l’ammontare dei debiti e la loro suddivisione in base alla natura del creditore è importante per predisporre una scala di priorità tra i debiti da estinguere. Valutare la situazione patrimoniale e reddituale del soggetto ha invece importanza sotto due diversi aspetti: 
- per esaminare la possibilità ed eventualmente le modalità di azzeramento del debito (ad esempio, a seconda della gravità dell’indebitamento, si possono ipotizzare diverse strategie, dalla cessione del quinto dello stipendio alla vendita di beni immobili per soddisfare i creditori); 
- per cercare di tutelare gli eventuali beni da possibili aggressioni dei creditori (si tratta, solitamente, dell’abitazione di famiglia, intestata al giocatore o ai coniugi e pertanto passibile di pignoramento).
Passando ad analizzare le diverse tipologie di debiti, in relazione alla natura del creditore ci possono essere: 
debiti verso banche: in questi casi solitamente si tratta di mutui concessi previa iscrizione di ipoteca su un immobile (solitamente la casa familiare);
debiti verso finanziarie: a questo proposito è necessario approfondire la questione per capire se si tratta di finanziamenti leciti o meno. Tendenzialmente, i tassi di interesse applicati, per quanto elevati rientrano nei limiti di legge e pertanto non possono essere considerati usurai. In questi casi le associazioni e fondazioni antiusura dislocate sul territorio forniscono un valido aiuto, verificando innanzitutto il contenuto dei contratti di finanziamento sottoscritti dai giocatori per stabilire se si tratta di un caso di usura, nel qual caso forniscono al giocatore l’assistenza necessaria a fronteggiare la situazione.
Le medesime organizzazioni, inoltre, ove possibile intervengono anche in ipotesi di situazioni estranee all’usura, in caso di finanziamenti particolarmente onerosi, estinguendo il debito contratto con la finanziaria (spesso anche a saldo e stralcio) e subentrando ad essa nei confronti del giocatore. Il giocatore, quindi, rifonderà il debito al centro antiusura con applicazione di un tasso di interesse agevolato; 
debiti verso l’erario: rivestono particolare importanza nel caso in cui il giocatore abbia un’attività imprenditoriale, perché possono creare problemi all’esercizio della stessa.
Infatti, in mancanza del pagamento dei contributi previdenziali, non è possibile ottenere il rilascio del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) necessario per accedere ad ogni tipo di appalto. Inoltre, l’esecuzione forzata delle cartelle esattoriali è molto veloce, con conseguenze pericolose per l’eventuale patrimonio del debitore.
In questi casi, premesso che le somme azionate dall’erario sono spesso dovute e che, in ogni caso, quando il debitore prende contezza del debito frequentemente il procedimento è già in una fase così avanzata da non consentire più alcuna eccezione sulla fondatezza della pretesa, l’intervento consigliato consiste nella richiesta di rateazione del debito, consentito nella misura massima di 72 rate.
debiti verso privati: è innanzitutto importante capire di che privati si tratta. Possono infatti essere usurai o parenti e/o amici. Nel primo caso, vale quanto esposto al precedente punto in merito ai centri antiusura; nel secondo, la situazione non è così problematica, in quanto tendenzialmente i parenti e gli amici sanno che quanto prestato tendenzialmente non verrà restituito o comunque che i tempi saranno lunghi.
2. Amministratore di sostegno.
L’amministrazione di sostegno è uno strumento volto alla protezione sia del soggetto debole (giocatore) che dei suoi familiari. L’amministratore, infatti, ha il compito di fare le veci del beneficiario in tutta una serie di atti che quest’ultimo non è in grado di compiere autonomamente, nello specifico, per quanto riguarda i giocatori patologici, in tutte le situazioni che comportano la gestione del denaro. 
Inibire ai giocatori l’accesso al denaro, infatti, è l’obiettivo principale che la misura di protezione deve porsi, al fine di ottenere un duplice risultato: 
evitare che i giocatori possano avere gli strumenti con cui giocare (denaro) e quindi non alimentare la fonte di gioco; 
impedire l’insorgere o, nella maggior parte dei casi, l’aggravarsi dell’indebitamento.

Inoltre, l’amministrazione di sostegno:
consente ai familiari di tenere sotto controllo la situazione economica del giocatore; 
in caso di necessità, permette di imporre al giocatore il ricovero in strutture che possano curare la patologia.

Trattasi di procedimento piuttosto celere, che si introduce con ricorso da depositare presso il tribunale di residenza del soggetto beneficiario. 
Competente è il Giudice Tutelare.
Può essere richiesto anche senza l’aiuto di un legale. 
Del procedimento devono essere informati i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo, che si possono opporre alla misura. In quel caso, sarà il giudice a decidere. La difficoltà può presentarsi nel caso – frequente – in cui il giocatore non riconosca il problema e conseguentemente non esiste certificazione medica della patologia. In tali circostanze, infatti, la prova della necessità della misura diventa difficile, in quanto è necessario dimostrare che la condotta del giocatore supera la normalità e comporta le gravi conseguenze che noi conosciamo per sé e per la sua famiglia. Dall’esperienza finora maturata emerge che i Tribunali sono – giustamente – molto sensibili al problema, e intervengono con misure celeri ed efficaci.
3. Interdizione.
Trattasi di misura più drastica dell’amministrazione di sostegno, che priva il soggetto della capacità di compiere ogni atto giuridico. La procedura è molto più complessa di quella descritta al precedente punto e prevede obblighi maggiori in capo al tutore, rispetto all’amministratore, cui non corrispondono maggiori vantaggi in termini pratici.
4. Successione di eredità nel caso di debiti. 
La successione ereditaria è un argomento piuttosto complesso, di cui esponiamo alcune linee generali. 
Per capire la sorte dei debiti di gioco in seguito alla morte del giocatore, va innanzitutto precisato cosa si intende per debito di gioco. Il debito di gioco in senso stretto, inteso come debito contratto in seguito alla perdita, ad esempio, di un a partita di poker o al casinò, va distinto tra gioco lecito e illecito. 
Gioco illecito: nessun diritto sorge in capo al vincitore, che è anche tenuto a restituire quanto il perdente abbia eventualmente pagato;
Gioco lecito: il vincitore non ha azione per pretendere quanto vinto, ma il perdente che ha pagato non può poi chiedere la restituzione delle somme (si tratta di un’obbligazione naturale).
I debiti di gioco descritti non sono coercibili neppure in capo al giocatore, e tanto meno cadono in successione.
I casi più frequenti, tuttavia, non riguardano i debiti di gioco nel senso esposto sopra, ma i debiti contratti dai giocatori al fine di accedere al gioco d’azzardo. Si tratta, quindi, di prestiti, mutui ipotecari, finanziamenti garantiti da stipendi o pensioni, ecc.
In questi casi, il debito non si estingue con la morte del debitore.
Se l’eredità è accettata puramente e semplicemente, i debiti vengono trasferiti all’erede.
In caso di debiti cospicui, è consigliabile accettare l’eredità con beneficio di inventario, che impedisce la confusione del patrimonio del defunto con quello dell’erede, e fa sì che quest’ultimo possa essere chiamato a rispondere dei debiti ereditari solo entro il valore dei beni a lui pervenuti.
Se poi la situazione del defunto presenta esclusivamente o quasi esclusivamente debiti, è il caso di rinunciare all’eredità. 
Infine, è chiaro che, indipendentemente dalle linee generali esposte, ogni caso va approfondito e trattato in base agli aspetti peculiari che presenta.

Avv. Laura Ferrari

ferrarilaura@fastwebnet.it