18-09-2018

Gli impatti socio-economici del gioco d’azzardo

Gli impatti socio-economici del gioco d’azzardo Si è recentemente tenuta a Malta (11-14 settembre) la dodicesima edizione della European Conference on Gambling Studies and Policy Issues  (Easg). Tra i relatori, Keith Whyte, direttore esecutivo del National Council on Problem Gambling (Ncpg) di  Washington, che, con particolare riferimento a due delle principali capitali mondiali del gioco, Las Vegas e Atlantic City, ha evidenziato come negli Stati Uniti serva un approccio più complessivo al tema del gioco d’azzardo problematico, che tenga conto delle entrate fiscali e dei posti di lavoro generati, ma anche dei notevoli costi sociali collegati al fenomeno.
Nella sessione relativa ai costi socio-economici del gioco d’azzardo, Anne Salonen, del National Institute for Health and Welfare di Helsinki, considerando che la Finlandia ha uno dei più alti tassi di spesa pro capite in gambling nell’Unione europea, si è soffermata sulla composizione (per diversi gruppi socio-economici) delle entrate governative legate al gioco. Colpisce il fatto che il 5.2% dei giocatori finlandesi contribuisca al 50% della spesa complessiva e che le persone con una spesa mensile più alta in rapporto al proprio reddito netto (maschi in particolare) versino in condizioni socio-economiche vulnerabili, in particolar modo, come intuitivo, i giocatori con livelli di reddito più bassi.
Da segnalare infine la suggestione proposta da Douglas Walker, del College of Charleston, autore di diversi studi sui costi sociali del gambling, che ha sostenuto l’utilizzo dell’Economia comportamentale nell’analisi del gioco d’azzardo. Questo filone di studi, che sta ricevendo crescente attenzione dopo l’assegnazione del Premio Nobel 2017 a Richard Thaler, può, secondo Walker, offrire un utile armamentario concettuale (dal nudge alla prospect theory) per meglio comprendere il gambling e il gioco d’azzardo problematico e per delinearne gli impatti socio-economici, suggerendo inoltre adeguate strategie di policy per il contenimento degli effetti dannosi.