20-08-2018

Una proposta di classificazione degli interventi per il gioco d’azzardo problematico

Una proposta di classificazione degli interventi per il gioco d’azzardo problematico La ricercatrice australiana Simone Rodda, insieme a un gruppo internazionale di studiosi tra i più attivi nell’analisi delle criticità legate al gioco, si è recentemente impegnata nel primo lavoro che identifica e descrive sistematicamente i component degli interventi psicologici per il gioco d’azzardo problematico (Rodda et al., 2018). La ricerca sviluppa un sistema classificatorio, denominato GIST (Gambling Intervention System of CharacTerization),  che si sofferma sulle seguenti quattro macro-categorie: tipologie di tecniche per il cambiamento utilizzate negli interventi (es. ristrutturazione cognitiva); caratteristiche dei partecipanti e degli studi (es. reclutamento); caratteristiche della consegna e conduzione degli interventi (es. modalità di consegna); caratteristiche della valutazione (es. tipo di gruppo di controllo).
Il sistema GIST è stato applicato a 88 descrizioni di intervento risultanti da 46 studi volti a esaminarne l’efficacia. In particolare, sono stati passati in rassegna interventi per il trattamento del gioco d’azzardo problematico,  sia condotti da un terapeuta sia di auto-aiuto.  Tra le tipologie di tecniche per il cambiamento identificate nelle 88 descrizioni, la prevenzione delle ricadute è stata usata nel 60% degli interventi, la ristrutturazione cognitiva nel 52% e la sostituzione del comportamento problematico con altre attività nel 44%. Notevole il fatto che le tecniche di auto-esclusione, le più utilizzate per controllare l’accesso ai luoghi e alle opportunità di gioco, sono state utilizzate sono in due degli interventi considerati. Pochi interventi, sia diretti da terapeuta che di self-help, includono l’automonitoraggio dei pensieri relativi al gioco. La fonte di reclutamento più utilizzata è stata la comunità (59%), seguita dai setting clinici (52%) – quasi il 30% dei partecipanti è stato remunerato. La gran parte degli interventi è stata somministrata in presenza (85% , 11% al telefono, 4% via internet) e gli approcci più utilizzati sono stati la terapia cognitivo-comportamentale  (36%) e il colloquio motivazionale (31%).
Lo studio potrà essere indubbiamente utile a ricercatori, policymaker e terapeuti, mostrando loro un quadro più chiaro e intellegibile delle componenti di ogni intervento proposto, ma, come riconoscono gli autori, è necessario ulteriore lavoro per identificare le tecniche e le consegne associate a esiti positivi (quali la riduzione della severità del gioco problematico, la frequenza e la spesa). Infatti, nonostante gli innegabili progressi compiuti negli anni, serve ancora impegno sia per capire se determinati interventi funzionino in assoluto sia per comprendere perché e come ciò avvenga ed, eventualmente, per quale tipologia di pazienti. Ovviamente, si tratta di un tema non confinato al gioco d’azzardo e disturbi associati, ma rilevante per gli interventi psicologici in senso lato.
 
Fonte: Rodda, S., Merkouris, S. S., Abraham, C., Hodgins, D. C., Cowlishaw, S., & Dowling, N. A. (2018). Therapist-delivered and self-help interventions for gambling problems: A review of contents. Journal of behavioral addictions, 1-16.